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La mamma è un mito. E sui social si vede benissimo.

Dalla matrigna alla super mamma: gli archetipi materni e la psicologia di una figura impossibile

La madre è il primo personaggio che incontriamo. Prima ancora di capire cos’è un personaggio. È lì prima del linguaggio, prima della memoria, prima di qualsiasi altra figura umana. Ed è forse per questo che nella cultura – nelle fiabe, nei miti, nella psicologia, nei social – la madre non è mai solo una persona. È un archetipo. Una proiezione collettiva su cui ogni epoca scarica le proprie aspettative, le proprie paure, i propri ideali irraggiungibili.

La madre buona e la matrigna: due facce dello stesso mito

Nelle fiabe occidentali la madre biologica muore quasi sempre presto. Al suo posto arriva la matrigna crudele, invidiosa, competitiva. Non è una coincidenza narrativa. È una soluzione psicologica: sdoppiare la madre in due figure separate permette al bambino di tenere intatta l’immagine della madre buona senza fare i conti con l’ambivalenza reale di chi lo ha cresciuto.

Bruno Bettelheim, nel suo studio sulla psicologia delle fiabe, ha mostrato come questo sdoppiamento risponda a un bisogno profondo: la madre che nutre e quella che frustra non possono essere la stessa persona, almeno non nell’immaginario infantile. La matrigna è la madre nei suoi momenti difficili, separata e resa mostruosa perché sia sopportabile.

Nella cultura contemporanea questo sdoppiamento non è scomparso. Si è semplicemente spostato: dai personaggi delle fiabe agli archetipi dei social.

Gli archetipi contemporanei? Dalla mamma pancina alla mamma di merda

Il web ha prodotto una tassonomia materna precisa e spietata. La mamma pancina: quella che pubblica ogni ecografia, ogni pancione, ogni pianto del neonato trasformato in contenuto. La super mamma: quella che allatta, lavora, cucina biologico, porta i figli a tre attività extrascolastiche e trova il tempo di allenarsi alle sei di mattina. E poi ci sono le Mamme di merda – Non farcela come stile di vita, una categoria autocreata e rivendicata con ironia da chi rifiuta la performance della maternità perfetta e preferisce raccontare il caos reale.

Tre archetipi, tre risposte diverse alla stessa pressione culturale: l’ideale materno totalizzante.

La psicologia chiama questo ideale mamma sufficientemente buona. un concetto di Donald Winnicott che nella pratica clinica significa qualcosa di preciso: non la madre perfetta, ma quella che risponde ai bisogni del figlio in modo adeguato, non ineccepibile. Eppure la cultura popolare, i social e una certa narrativa commerciale continuano a proporre un modello che sufficientemente buona non è mai abbastanza.

Il risultato è prevedibile. Il 74% delle madri italiane si occupa da sola dell’organizzazione della vita familiare, e il 26% dichiara che la maternità ha influito negativamente sulla propria carriera. Non sono dati su un problema lavorativo. Sono dati su un ideale che ha un costo.

La madre che non vuole essere solo madre

C’è un archetipo nuovo che si sta facendo spazio, meno rumoroso degli altri ma forse il più significativo: la madre che rivendica di essere anche altro. Non la mamma di merda come provocazione, non la supermamma come performance, ma una donna che ha scelto la maternità come parte di una vita, non come sua sostituzione.

L’età media delle madri italiane al primo parto ha raggiunto i 32,6 anni, un dato demografico che racconta anche una trasformazione psicologica. Si diventa madri più tardi perché prima si costruisce un’identità propria. E quell’identità, sempre più spesso, non si è disposte a smettere di abitare.

Il tasso di fecondità in Italia è sceso a 1,18 figli per donna, minimo storico. Le ragioni sono strutturali: instabilità lavorativa, mancanza di servizi, welfare insufficiente. Ma c’è anche una componente culturale.

Molte donne non rinunciano alla maternità perché non la vogliono. Rinunciano perché le condizioni in cui verrebbe vissuta non sono accettabili.

Cosa festeggiamo oggi

La Festa della Mamma ha senso se smette di celebrare un mito e inizia a riconoscere una persona. Non la madre buona delle fiabe, non la supermamma dei social, non la martire silenziosa della narrativa sentimentale. Una figura che contiene tutto questo e che ogni giorno negozia tra quello che si aspettano gli altri e quello che resta di sé.

Che tu sia una mamma pancina, una super mamma esausta, una che ha scelto di non farcela come stile di vita o una matrigna in piena regola. Buona festa della mamma.

Al mito e a chi lo abita ogni giorno, a modo suo.

Questo articolo è stato realizzato dalla redazione di Femina in collaborazione con Acqua & Sapone, il più grande gruppo retail italiano dedicato alla cura della persona e della casa, presente in oltre 950 punti vendita sul territorio nazionale. Un brand che unisce qualità, convenienza e attenzione alle comunità locali, promuovendo inoltre iniziative sociali.

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