
La primavera è un colpo di scena senza preavviso. Non è più inverno, ma non è ancora estate. È quel momento in cui tutto sembra sospeso, ma sospeso nel modo giusto: un limbo urbano, elegante, irritante, poetico senza chiedere permesso.
Cammini per la città e scopri dettagli che fino a febbraio non esistevano. Un fiore che sbuca tra due lastre di cemento, mille fiori in realtà che tutti fotografiamo e postiamo, un gatto che attraversa la strada con più attenzione di chiunque altro, i tavoli nei dehor, qualcuno che ascolta David Bowie in cuffia come se fosse l’unica verità rimasta.
La primavera mette tutti in posizione: un po’ poetici, un po’ sarcastici, un po’ consapevoli che la vita può sorprendere anche nei dettagli più piccoli. Giuro che sarà l’unica frase alla Osho.
La musica è il sottofondo invisibile della città
Qualcosa tipo The Cure, The Beatles, Paolo Conte. Note che si mescolano al traffico, ai passi, al respiro delle strade. Cammini e senti Just Like Heaven, Here Comes the Sun, Via con me, e per un attimo tutto sembra possibile: la luce cambia ogni cinque minuti, la pioggia arriva e sparisce in un attimo, e tu continui a muoverti come se stessi inventando tutto passo dopo passo.
La primavera è fatta di mezzi
Mezze piogge, mezze giornate di sole, mezze decisioni, mezze attese. È la stagione che ti ricorda che vivere è tutto negli interstizi, nei momenti che non hanno bisogno di un’etichetta. Puoi amare il cielo e criticare il vento, osservare un fiore e ridere del fatto che sopravvive comunque alla città. È un caos elegante, teatrale, comico, tutto suo.
E il trench?
Eccoci qui, il mio momento preferito. Il trench non ha fretta. Sta lì nell’armadio da mesi, a fissarti con pazienza, sapendo che queste settimane di primavera sono il suo momento. Non pretende applausi, non cerca di rubare attenzione: aspetta solo la luce giusta, l’aria fresca, il vento che gioca con le foglie.
Indossarlo è un piccolo esercizio di fiducia: tu accetti di rischiare che sia troppo leggero o troppo pesante (ma quando?!), il trench accetta di accompagnarti senza fare storie. Ti ricorda che certe cose succedono solo quando devono succedere. Aspetta il momento giusto, quello in cui puoi infilartelo senza sentirti fuori posto tra sole, nuvole e vento improvviso. Ti fa sentire pronto a uscire anche se la giornata cambia idea cento volte, se piove, se il cielo si schiarisce all’improvviso, se il vento ti scompiglia i capelli: tu sei lì, e lui pure, entrambi consapevoli che la primavera è breve e il trench ha i suoi diritti.
In queste settimane – a volte solo giorni – il trench esce dall’armadio e insieme a te fa quello che sa fare meglio: darti un’aria un po’ più sveglia, pronta a ridere dei temporali improvvisi e a fingere che la primavera duri sempre più di due ore.
La primavera è la stagione di chi sa stare nel mezzo
Chi vo’ campa’ sano…
Chi vuole vivere bene e tranquillo deve saper stare nel mezzo, non inteso come ignavia ma come preziosa arte dell’equilibrio.
La primavera è la stagione di chi sa stare nel mezzo. Mezzo caldo, mezzo freddo, mezzo sole, mezze piogge. La luce non sceglie, resta sospesa tra sole e nuvole, e noi restiamo con lei, comodi nella sua incertezza che non è indecisione, ma equilibrio.
Io ci sto benissimo, in questo equilibrio meteorologico. La città improvvisa, e io improvviso con lei. Nessuno ha un piano, nemmeno chi ti invita a uscire dopo l’inverno, tutti hanno un trench.
Cammino, e ogni passo sembra scritto apposta per me. La primavera ha questo effetto: ti convince che il mondo ti stia aspettando. Che tutto quel caos dolce, quella poesia che non si prende sul serio, sia tua. Probabilmente è un’illusione.
Ma le illusioni primaverili sono le migliori: durano poco, non fanno troppo male, e ti lasciano sempre con un trench addosso e la vaga sensazione di essere il protagonista di qualcosa.
A 20 gradi, se non altro, si campa sani davvero. Graminacee a parte.
Anna Le Rose





