
L’intervista su Radio FM1, ai microfoni di Edith Gentili, a Marta Grottesi – ingegnere strutturista e fotografa – ha offerto un affascinante racconto che intreccia la sua passione per la fotografia con il suo lavoro tecnico, portandoci dietro le quinte di un’esperienza profonda e umana legata alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2016. La sua testimonianza è quella di una persona che, attraverso l’obbiettivo della sua macchina fotografica, ha documentato una realtà dolorosa, ma al tempo stesso ricca di dettagli significativi, a distanza di nove anni dall’accaduto.
Ascolta l’intervista completa qui:
Ingegneria e fotografia: un connubio perfetto
Marta ci racconta di come la sua carriera di ingegnere strutturista si sia intrecciata con la sua passione per la fotografia. Sebbene il suo lavoro principale sia quello di ingegnere, la fotografia è sempre stata la sua compagna di viaggio, un mezzo per esplorare e interpretare la realtà. Non è solo una questione tecnica: ogni scatto diventa un atto di introspezione, una forma di espressione che si riflette nella sua formazione accademica. “La fotografia è stata il mio modo per rivedere me stessa“, dice Marta, facendo capire come ogni foto sia un racconto intimo e profondo.


Ph Marta Grottesi
Il terremoto del 2016: un’esperienza trasformativa
Nel corso dell’intervista, Marta ha raccontato come, subito dopo l’iscrizione all’ordine degli ingegneri, si è trovata coinvolta nella valutazione dei danni provocati dal sisma del 2016. La sua testimonianza è diventata quella di una “testimone” di un evento che ha segnato profondamente le vite di molte persone. Le sue fotografie, infatti, non sono solo immagini di edifici distrutti, ma veri e propri racconti di una comunità segnata dal dolore, ma anche dalla resilienza.
Le foto che Marta ha scattato sono state realizzate all’interno del centro storico di Visso, una delle località più colpite dal sisma. La città, che Marta aveva visitato un anno prima del disastro, non era più la stessa. Il paesaggio urbano che lei aveva conosciuto era completamente cambiato, distrutto dalle scosse che avevano raso al suolo intere strutture.



Ph Marta Grottesi
La difficoltà della ricostruzione
La ricostruzione non è mai un processo rapido, e Marta ha evidenziato come, nonostante siano state completate alcune demolizioni, il centro storico di Visso è ancora un enorme cantiere. In molti casi, la ricostruzione risulta più difficile del previsto a causa della tipologia delle strutture, che richiedono un intervento collettivo su larga scala. Ogni edificio, infatti, era collegato con gli altri, creando una rete indissolubile che ha complicato ulteriormente la ricostruzione.
Questa difficoltà è anche legata al tipo di architettura dei paesi colpiti, che risalgono a periodi medievali e sono quindi molto complessi da ricostruire. Marta ci spiega che, per esempio, le strutture di quegli anni erano progettate per resistere ai movimenti sismici, ma gli interventi moderni, come l’inserimento di solai in cemento armato, non sono sempre compatibili con l’architettura originale. Questo ha portato a danni ancora più gravi durante il terremoto.



Ph Marta Grottesi
Il lato umano della catastrofe
Marta non si limita a documentare i danni materiali, ma ci racconta anche delle storie umane che ha incontrato durante il suo lavoro. Una di queste riguarda un ragazzo che aveva perso tutto ciò che c’era nella sua casa e, tornando nel centro storico di Visso, ha trovato una vecchia foto della sua famiglia, abbandonata tra i detriti. Sempre quel ragazzo, in una sorta di “piazza” si è fermato, ha iniziato a muovere in aria le braccia a cercare una misura nel vuoto attorno a lui, definito solo dai detriti per terra; quando quelle braccia si sono fermate, come ad abbracciare qualcosa, ha detto “Qui c’era l’angolo di casa mia”. È stato un momento di grande emozione per Marta, che ha percepito appieno il legame profondo tra le persone e le loro case, distrutte in un attimo. Le sue fotografie sono, quindi, anche un omaggio a queste storie di vita.
Un’altra delle sue foto più emblematiche rappresenta una parte di edificio che è ancora in piedi, ma il cui interno è ormai vuoto. Marta ha immortalato un servoscala, un oggetto che un tempo aveva permesso a una persona anziana di salire le scale, ora rimasto lì, inutilizzato. L’immagine ha un forte impatto emotivo, poiché rappresenta la solitudine e la perdita, ma anche la resilienza e la memoria di ciò che era.



Ph Marta Grottesi
Geometria e luce: un approccio ingegneristico alla fotografia
Marta ci confessa che, dietro ogni scatto, c’è un approccio altamente analitico, frutto della sua formazione di ingegnere. Ogni foto che scatta è un incontro tra ingegneria e arte. La geometria delle strutture, l’uso della luce e delle ombre diventano elementi fondamentali per trasmettere un messaggio più profondo. Le sue immagini non sono semplici fotografie, ma veri e propri documenti visivi, in grado di raccontare storie e suscitare emozioni.
In una delle sue foto più rappresentative, Marta ha catturato il contrasto tra il bianco di un muro crepato e la polvere che ricopre una cornice, creando un gioco di luci e ombre che esprime la bellezza della decadenza e della memoria. Ma anche la presenza di luce che non avrebbe dovuto essere lì. Quel quadro che una volta era conservato nel cuore di una casa, ora rimane attaccato ad un muro superstite, esposto.



Ph Marta Grottesi
Il futuro delle sue foto
Marta ha un sogno: quello di dare una “chiusura” al suo progetto fotografico. Le immagini che ha scattato sono parte di un racconto che, secondo lei, deve ancora trovare la sua conclusione. Le sue fotografie, che raccontano il dolore, ma anche la speranza, potrebbero un giorno essere pubblicate, perché Marta crede che queste immagini possano dare un contributo importante nella narrazione del sisma e dei suoi effetti.
Il progetto non è ancora concluso, ma il suo impegno è chiaro: “Voglio che queste foto raccontino una storia“, ci dice. Lavorando a stretto contatto con le persone che ha incontrato durante il suo percorso, Marta spera di poter completare questo progetto, che non è solo un reportage, ma anche una testimonianza emotiva e personale.
Un’opera che va oltre la fotografia
Marta Grottesi non è solo una fotografa o un’ingegnere. È una testimone della tragedia, ma anche della forza di ricostruzione. Le sue foto non solo documentano la distruzione, ma raccontano anche la capacità dell’uomo di resistere e di ricominciare. Ogni scatto è una riflessione, un’analisi dettagliata di ciò che è stato perso, ma anche di ciò che può essere ricostruito.
Queste immagini, che Marta spera di raccogliere in una pubblicazione a conclusione del suo progetto, sono molto più di semplici fotografie. Sono frammenti di memoria, pezzi di vita che non devono essere dimenticati. Ogni dettaglio, ogni ombra, ogni luce raccontano una storia di resistenza, di speranza e di rinascita.
Invitiamo i nostri lettori a seguire il percorso di Marta Grottesi, che con il suo sguardo attento e analitico sta contribuendo a scrivere una nuova pagina di storia per quei luoghi segnati dal terremoto. La sua testimonianza, fatta di fotografie e storie, è un invito a non dimenticare, ma a guardare avanti, sempre con la speranza di una ricostruzione, sia fisica che emotiva.
La Redazione di Radio FM1 – Intervista di Edith Gentili





