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Siamo tutte una pasta al forno

La riflessione che mi è venuta in mente per l’articolo di questa settimana? L’idea di essere lineari, composte, perfettamente controllate, aderenti a schemi prestabiliti è sopravvalutata. Funziona bene nelle foto, nei dump di fine mese su Instagram, nei curricula spesso, persino alla prima seduta di terapia, molto meno nella vita reale. Perché la realtà non è minimalista, e noi nemmeno.

Sotto ogni tentativo di ordine, c’è sempre qualcosa che trabocca. E quel qualcosa mi ha fatto pensare alla pasta al forno.

Stratificata, variegata, imperfetta, confortante. Un po’ bruciacchiata sopra, sì, ma con quel cuore morbido che resiste a ogni tentativo di cinismo.

La pasta al forno non è un piatto essenziale. Non è fatta per chi vuole solo un assaggio. È una dichiarazione di intenti, un manifesto esistenziale: “Io sono tante cose insieme e non ho nessuna intenzione di semplificarmi per risultare più leggera”. Sic et simpliciter. Ecco perché, se ci pensiamo, assomiglia così tanto a noi.

La besciamella

La besciamella è la nostra parte diplomatica. Non prende una posizione netta, non ha un’anima spinta o un sapore deciso. Riesce però a tenere insieme tutto con le sue posizioni morbide. Avvolge, lega, abbraccia. Dove c’è lei, i conflitti si abbassano di volume. Gli angoli si arrotondano. Anche gli ingredienti più decisi, alla fine, trovano un modo per convivere.

La besciamella è quella parte di noi che media, che traduce, che rende le cose più semplici da accettare. Non perché lo siano davvero, ma perché le presenta meglio.

Il rischio? Diventare troppo brave a far funzionare tutto. A far sembrare tutto armonioso anche quando non lo è. Perché la besciamella questo lo sa fare benissimo: coprire. E allora la domanda cambia: stiamo amalgamando o stiamo nascondendo?

Il ragù

Di carne, di soia, di tofu, di proteine varie. Non apriamo un bivio identitario. Il ragù è la memoria, la tradizione, quella vecchia e quella che creiamo, la storia familiare che ti porti addosso. È quel miscuglio di esperienze, traumi e ricordi che sobbollono lentamente dentro di noi, anche quando facciamo finta di essere leggere. E come ogni buon ragù, la vita, per essere tale, per diventare vissuto, ha bisogno di tempo: non puoi farla cuocere in mezz’ora senza perdere qualcosa di essenziale.

Il ragù è il nostro calcestruzzo, ma anche calcestrunz a volte.

La pasta

Il formato è la struttura della pasta al forno. Chi dice che tutti i formati vadano bene, mente. Non è vero. Il rigatone ci vuole. O un suo simile: corto, rigato e spesso. Per una variante particolare anche le fettuccine. Lasciate stare quelle pastarelle piccole. Struttura ci vuole.

La pasta definisce le scelte che ci tengono insieme, per questo ci dà la struttura. Le abitudini, le routine, i piccoli gesti quotidiani che ci danno una forma riconoscibile. C’è chi trattiene tutto, chi lascia scivolare via, chi si attorciglia su sé stessa per paura di sciogliersi.

Il riso al forno è un’altra cosa, magari ci elaboriamo un’altra teoria in un secondo momento.

Ingredienti a sorpresa

Fior di latte, scamorza, piselli, parmigiano, polpettine, uova sode, melanzane. Non vorrei generare faide tra quartieri nel Regno delle Due Sicilie, mi limiterò a considerare tutto ciò che abbiamo a disposizione come elemento di costruzione della personalità.

Gli ingredienti a sorpresa sono gli incontri, gli amici, le deviazioni, le cose non pianificate che, alla fine, definiscono davvero il sapore della nostra vita. Sono i libri, la musica, i film, le occasioni. Ma anche gli imprevisti, una pasta al forno svuota frigo; puoi anche pianificare tutto e poi ti viene un piatto memorabile per quell’ingrediente in più che non avevi mai pensato di utilizzare.

La cottura

Infine, il tempo. O forse le difficoltà. O tutte e due, perché spesso coincidono. È lì che succedono la magia o il disastro.

Il forno ti trasforma: prende ciò che eri e lo rende qualcosa di nuovo, più compatto, più intenso. A volte migliore, a volte un po’ troppo cotto. Ma comunque diverso. Nessun piatto esce dal forno uguale a come è entrato.

E qui sta il punto: la pasta al forno non è mai perfetta. C’è sempre uno strato un po’ troppo cotto, una parte senza polpettina, una senza uovo sodo, un angolo “sicc sicc”. Piccole mancanze, piccole imperfezioni che sembrano quasi errori.

Eppure, funziona. Funziona sempre.

Perché la pasta al forno è il piatto delle feste, quello che mette tutti d’accordo, quello che si adatta, che accoglie, che tiene insieme ingredienti diversi senza chiedere loro di essere uguali. Ed è proprio lì il segreto: non nella perfezione, ma nell’armonia imperfetta.

Un po’ come noi.

Siamo stratificate, a volte sbilanciate, ogni tanto troppo cotte dalle aspettative o lasciate un filo indietro nei nostri desideri. Ci manca sempre qualcosa, o così crediamo, eppure siamo piene, dense, vive.

E funzioniamo. Eccome se funzioniamo.

Funzioniamo quando ci mescoliamo, quando ci concediamo di cambiare, quando accettiamo che qualche angolo possa essere “sicc sicc” e qualcun altro sorprendentemente morbido. Funzioniamo perché non siamo fatte per essere perfette, ma per essere vere.

E forse è proprio questo che ci rende buone come la pasta al forno: non ciò che manca, ma tutto quello che, insieme, riusciamo a tenere dentro.

Siate felici di essere pasta al forno, sorelle.

Anna Le Rose

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