Cosa rivela l’analisi del fusto su salute, stress e abitudini

C’è un archivio biologico che portiamo letteralmente sulla testa, e non ce ne accorgiamo quasi mai. Basta una ciocca di capelli lunga qualche centimetro per ricostruire mesi di vita: notti insonni, periodi di forte stress, carenze nutrizionali, persino l’uso di alcune sostanze.
È il principio alla base dell’analisi del fusto, una pratica che unisce tricologia, tossicologia forense ed endocrinologia, e che negli ultimi anni sta uscendo dai laboratori specialistici per entrare nel linguaggio comune della beauty e wellness routine. Un capello cresce in media circa un centimetro al mese, con un range individuale che va da 0,6 a 1,5 cm: significa che ogni centimetro di lunghezza corrisponde, più o meno, a trenta giorni di vita vissuta. Analizzarlo equivale a leggere un calendario scritto in cheratina.
Il cortisolo non mente: lo stress lascia una firma chimica
Tra i biomarcatori più studiati c’è il cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”. A differenza di sangue, saliva e urine, che fotografano solo il momento del prelievo, il capello racconta l’esposizione prolungata nel tempo, perché il cortisolo circolante si deposita gradualmente nella matrice del fusto durante la crescita.
Il Laboratorio di Tossicologia Forense dell’Università di Bologna, guidato dalla professoressa Jennifer Pascali, ha condotto uno studio pilota su oltre cento studenti universitari per indagare proprio la relazione tra stress percepito e concentrazione di cortisolo nei capelli. In parallelo, una ricerca danese pubblicata su Plos Global Public Health, condotta su oltre 1.200 donne tra Islanda e Messico, ha confermato che la quantità di cortisolo rilevata nei primi tre centimetri di capello, corrispondenti circa agli ultimi tre mesi di crescita, è un indicatore attendibile del livello di ansia vissuto. Anche un ampio studio dei cardiologi dell’Università di Rotterdam, condotto su oltre 6.300 persone nell’ambito del progetto di popolazione Lifelines, ha collegato i livelli di cortisolo (e della sua forma inattiva, il cortisone) rilevati nei capelli a un maggior rischio di eventi cardiovascolari nel tempo.
Tradotto in pratica: tre centimetri di capelli possono custodire la memoria di un trimestre difficile, di un cambio lavoro, di un lutto, di mesi di reperibilità e sonno sacrificato. Non a caso, alcuni studi hanno utilizzato questo dato anche per misurare oggettivamente l’efficacia di percorsi di mindfulness e gestione dello stress, confrontando i valori di cortisolo nel capello prima e dopo il trattamento.
Mineralogramma: quando il capello racconta cosa mangiamo e cosa ci manca
Accanto al fronte ormonale, c’è quello nutrizionale. Il mineralogramma, o analisi minerale tissutale del capello, permette di misurare oligoelementi essenziali, vale a dire zinco, ferro, rame, magnesio, selenio, insieme a eventuali metalli tossici come piombo, mercurio o cadmio. A differenza di un prelievo del sangue, che restituisce un valore istantaneo, il capello conserva la media di ciò che è circolato nell’organismo nei tre mesi precedenti, offrendo così una fotografia più continuativa dello stato nutrizionale. Alcune fonti specialistiche indicano che la concentrazione di minerali nel capello può essere fino a dieci volte superiore rispetto a quella riscontrabile nel sangue, rendendo il dato più facile da rilevare con precisione.
È uno strumento che oggi si affianca al tricogramma, l’analisi al microscopio a luce polarizzata che osserva bulbo, papilla e fusto per individuare anomalie riconducibili a diverse forme di alopecia, spesso prima ancora che diventino visibili a occhio nudo.
La finestra temporale che nessun’altra matrice ha
C’è poi un ambito meno “beauty” ma altrettanto rivelatore: quello tossicologico. Le sostanze che entrano nel flusso sanguigno raggiungono anche il follicolo pilifero e restano intrappolate nella matrice cheratinica del capello, dove permangono per mesi. Se un esame del sangue racconta le ultime ore e le urine coprono al massimo pochi giorni, un campione di capelli di tre centimetri consente un’indagine retrospettiva di circa novanta giorni; prelevando peli corporei, che crescono più lentamente, la finestra può estendersi fino a dodici mesi. È per questo che il test è utilizzato in ambito medico-legale, nelle valutazioni di idoneità alla guida e nella medicina del lavoro: nessun’altra matrice biologica offre una cronologia così estesa.
Il capello è la parte più stratificata e “storica” del nostro corpo
Mentre la pelle si rigenera in poche settimane, una chioma lunga può custodire più di un anno di vita. Capire questo significa guardare alla propria chioma non solo come biglietto da visita estetico, ma come indicatore di equilibrio generale, utile per intercettare per tempo un periodo di stress prolungato, una carenza nutrizionale silenziosa o un cambiamento ormonale in corso.
In un momento in cui la cura dei capelli si intreccia sempre di più con quella della salute e del benessere psicofisico, ascoltare quello che il fusto ha da raccontare con l’aiuto di un professionista può diventare un gesto di consapevolezza in più, non diverso da quello di leggere le proprie analisi del sangue.
Il passato, dopotutto, lascia sempre una traccia. Basta saperla leggere.
Questo articolo è stato realizzato dalla redazione di Femina in collaborazione con Hair Gallery Europe – Consulenti di Bellezza, punto di riferimento nel panorama della bellezza professionale in Italia. Con oltre dieci anni di esperienza nell’hairdressing, Hair Gallery si distingue per attenzione ai dettagli, professionalità e vicinanza al cliente. È anche leader nell’e-commerce di prodotti professionali per capelli, con più di 10.000 articoli dei migliori marchi.

