Ascolta la radio Ascolta
la radio

Bellezza naturale, il paradosso della nonchalance 

Ogni mattina, tra un Osanna e l’altro, nel mio caso la “Preghiera del portatore di lenti a contatto rigide”, c’è un momento in cui guardiamo lo specchio con una certa cautela. No, rassegnazione si chiama. Già di prima mattina. Non tanto per giudicarci, quello lo faremo più tardi, ma per capire da dove iniziare. Dal caffè, sicuramente. Anche per leggerne i fondi e sapere in anticipo quante rotture capiteranno.

La leggenda contemporanea dice che la bellezza ideale sia naturale. L’aggettivo è pronunciato con la stessa serietà con cui nei film della Nouvelle Vague si parlava dell’amore libero: un’idea splendida, molto elegante e raramente applicata alla lettera.

Naturaaale.

La bellezza naturale oggi, per esempio, consiste nell’avere una pelle luminosa, uniforme, idratata, con pori invisibili (Pori? Esistono? Dove sono?), occhiaie poetiche ma non stanche, capelli morbidi ma non indisciplinati. Il tutto, ovviamente, senza sembrare truccate.

Per ottenere questo effetto servono circa quarantacinque minuti, una collezione di sieri che farebbe invidia a una piccola farmacia di quartiere specializzata in rimedi monastici alpini e una certa capacità di stratificazione, tecnica che assomiglia più alla pittura a olio che al concetto di spontaneità.

Il trucco deve essere invisibile.
Una forma di illusionismo degna di Houdini.

Jane Birkin e il problema della noncuranza

Il grande paradosso del nostro tempo? Dovremmo assomigliare un po’ a Jane Birkin negli anni Settanta: quella nonchalance parigina fatta di frangia spettinata, camicie maschili e rossetto messo senza troppa cura. Ma nel frattempo sono arrivati i filtri, la skincare coreana e l’ossessione per una pelle impeccabile, e i pori inesistenti anche, rendendo il paragone con Jane Birkin più difficile.

Oggi, la naturalezza è diventata il nostro piccolo film indipendente girato ogni mattina davanti allo specchio, tra luci studiate e parecchio lavoro dietro le quinte. La skincare, per esempio, non è più una crema messa con distrazione prima di uscire. È una sequenza cinematografica. 

Prima il detergente. Poi il tonico. Poi l’essenza. Poi il siero. Poi un altro siero, perché quello precedente lavorava sull’idratazione mentre questo “agisce sulla luminosità”. Poi la crema. Poi il contorno occhi. Poi la protezione solare.

La pelle, a quanto pare, ha molte esigenze.

Non è chiaro quando abbia iniziato a parlare, ma da qualche anno sembra avere opinioni molto chiare su vitamina C, acido ialuronico e retinolo. A volte sembra il monologo interiore di un film di Woody Allen. 

Poi ci sono i capelli, che meriterebbero un capitolo di filosofia applicata. Se sono ricci, devono essere definiti ma naturali. Se sono lisci, devono essere voluminosi ma non troppo costruiti. Se sono mossi, devono sembrare mossi per caso. Se intanto tu sembri nervosa, mi raccomando, che sembri casuale pure quello. Il modello di riferimento è quel disordine elegante, sempre quello dei film francesi. Il principio lo stesso per cui nei musical, tipo Singin’ in the Rain, le persone iniziano a cantare sotto la pioggia: sembra bello finché non lo fai tu.

Gli standard cambiano, la dinamica resta

Gli standard di bellezza, in fondo, funzionano un po’ come le mode musicali. Meglio non guardare le classifiche attuali quindi.

Negli anni Novanta volevamo sembrare uscite da un videoclip dei Nirvana: pallide, sottili, con quell’aria vagamente malinconica che suggeriva una certa distanza dal mondo. Oggi l’immaginario è diverso: glass skin coreana, capelli a specchio pure loro e quel colorito che dovrebbe derivare da una combinazione equilibrata di sonno, idratazione e una certa serenità interiore. Serenità interiore oggi? Coi tempi che corrono? Facevano prima nell’Ottocento a tirarsi i pizzicotti sulle guance per sembrare sane.

Ma finché non tornano le sopracciglia ad ala di gabbiano possiamo stare tranquille, nessun volo ci porterà in terre ostili.

Sia chiaro, il punto non è demonizzare i prodotti

La cosmetica non serve a sopravvivere: serve a sentirsi bene, a divertirsi, a trasformare quei cinque minuti davanti allo specchio anche in un piccolo rito di sopravvivenza. Il problema è che oggi la “bellezza naturale” è diventata un’arte marziale: cinquanta passaggi per sembrare spontanee, ore spese a preparare l’illusione dell’assenza di trucco e maschere coreane che non bastano mai. Ma sono meravigliose, diciamolo sempre.

Forse la naturalezza non è mai stata davvero naturale: è una scelta, tra il piacere di un rossetto e quello di non metterlo, tra la cura e la libertà di non seguirne nessuna regola.

Ma la cosa scioccante è che il vero traguardo della bellezza contemporanea è passare ore a stratificarsi per sembrare appena sveglie.

Cos ‘e pazz. 

Anna Le Rose

Partecipa alla discussione

Condividi sui tuoi social

Restiamo connessi

Resta sempre aggiornato sulle novità di Fémina Mag e Radio FM1 ascoltando la nostra musica su tutte le tue piattaforme preferite. Clicca sulle icone qui sotto per seguirci su Spotify, Instagram, Facebook e YouTube!

Articoli consigliati